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“……..Or
sì che io non so come descrivervi ciò che io vidi!
Quando men l’aspetti la salita cessa, e tu ti trovi sopra
un piano che in delizia non ha l’eguale; donde si scorge
un panorama unico al mondo!
Guarda a manca, e a ritta tutto germoglia, tutto verdeggia, tutto
fiorisce: son tappeti di verdura, son messi
ondeggianti, son boschetti ombrosi: son tutte le bellezze di questa
ridente natura d’Italia profuse lì per sedurti, per
incantarti, per cacciarti l’entusiasmo nel cuore, e nella
mente. Ne ciò basta, guarda |
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giù…quella è Bagnara; quella è Scilla…
e quella striscia di mare serpeggiante? E’ il faro! E quella
catena di monti? E’ la Sicilia! E quel monte gigante? E’
l’Etna! La via comincia a scendere……”
(da Scoperta della Calabria – 1845/1846 di Cesare Malpica) |
IL BORGO E
LA SUA STORIA
Il Borgo La Covala può, d’altronde, vantare
una storia millenaria che, a partire dal 1500, lo ha visto
protagonista di dispute tra i Signori della zona.
A quel tempo, esso faceva parte del territorio di Seminara,
oggi rinomato centro della piana di Gioia Tauro e allora
la più ricca e popolosa |
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città della provincia
reggina: 8.000 abitanti (a Reggio Calabria ve n’erano
4.000), 16 istituti finanziari, un ospedale, 3 accademie
di cultura, 33 chiese, la sede della Corte di Giustizia.
Nel 1579 il duca di Seminara, Scipione I Spinelli, violento
e dissipatore, per i troppi debiti fu costretto a vendere
a Fabrizio Ruffo, signore delle vicine Sinopoli e Scilla,
le obbligazioni dell’Università di Seminara,
Sant’Anna e Palmi. Ciò causò una rivolta
nella città della piana, che determinò la
cacciata degli Spinelli e costrinse Fabrizio Ruffo a consentire
che essa fosse riscattata, divenendo demanio pubblico.
Ed è qui che si ha una prima notizia storica del
fondo Covala: per poter pagare il riscatto, il 10 maggio
1594 l’Università di Seminara vendette proprio
il fondo Covala al duca di Bagnara, don Carlo Ruffo. Circa
due secoli dopo, a fine 1700, la stessa Università
fece causa alla famiglia Ruffo, asserendo l’illegittimità
dell’atto di vendita del 1594, “per difetto
di solenni”, ovvero per l’inalienabilità
del terreno, che era ormai fondo demaniale.
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Nel frattempo,
però, a causa di grossi debiti da risanare,
nel 1806 il fondo venne venduto dagli stessi duchi
di Bagnara alla famiglia nobiliare dei de Leo. Ne
nacque un’ulteriore disputa, illustrata in
un avvincente documento storico, che riporta la
descrizione dei confini del terreno |
dai due diversi punti di vista: per la città di Seminara
«... il perimetro del fondo inizia nell'area dell'Abbate,
segue la via di Aspromonte e 'nesci vicinu li mura di San
Peri e 'di 'lla pressu limita lu bosco di Solanu e pigghia
la valle a 'ppèndino ditta la valle della Grutta
e nesci a lo fiume di Solanu ... »; per la famiglia
de Leo, invece, i confini proseguono «... e dopo piglia
lo fiume predittu (lo Sfalassà [attuale Solano])
e a 'ppèndino e nesci a lipassi sinu a li ponti e
piglia lo valloncello a munti e nesci a la Guardia [la fontana
di Solano a Bagnara che era zona di dogana] ... ».
La vicenda sembra si sia conclusa con una transazione.
(Tratto dagli studi di Santo Gioffrè). |
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